Trattamento e cura

Cos’è la schizofrenia

SchizofreniaLa schizofrenia è una malattia mentale o psichica che interessa meno del 1% della popolazione e si caratterizza come invalidante per chi ne è colpito.
La causa è ancora oggi sconosciuta, anche se si ritiene che abbia un ruolo fondamentale la componente ereditaria, e non sia determinante l’estrazione sociale, la famiglia o il livello di scolarizzazione come pure la provenienza geografica.
La schizofrenia è oggi considerata non come una malattia unica, ma concentra un insieme di atteggiamenti, nevrosi e comportamenti dissennati che vengono definiti con questo termine.
Gli schizofrenici possono manifestare questo disturbo improvvisamente o in modo graduale, con il progressivo isolamento.
I sintomi più comuni sono manie di persecuzione, di grandezza, deliri riferiti alla propria persona, a malattie, a credi religiosi, a capacità extrasensoriali, con asserzioni bizzarre nonostante l’evidenza contraria.
Nelle forme più gravi gli schizofrenici sentono delle voci che raccontano essere impositive, con ordini da eseguire oppure con rimproveri rispetto alle azioni compiute dal paziente. A volte si stabilisce un dialogo (monologo) continuo tra il paziente e le voci che sente.
In alcuni casi si perde la capacità dell’eloquio, i movimenti diventano lenti e impacciati, i ragionamenti sono senza logica e si smarrisce completamente il contatto e la percezione della realtà, unita all’incapacità di organizzare la propria vita anche nei compiti più elementari.
In questo quadro si innesta la cura e il trattamento della schizofrenia.

Le cure per la schizofrenia

L’esordio della schizofrenia avviene solitamente in età adolescenziale e fino a circa 30 anni per gli uomini, mentre l’età si sposta fino ai 40 anni per le donne.
Nei casi d’insorgenza acuta del disturbo psicotico, che avviene in media nel 10% dei casi, l’intervento per la cura della schizofrenia non può prescindere da un ricovero ospedaliero e dalla somministrazione di calmanti.
La somministrazione di farmaci si rende necessaria per placare nel paziente estreme manifestazioni di delirio e atti di violenza contro se stesso, i familiari e chi gli sta vicino.
In tal modo si può cominciare un percorso che lo riporti verso la conquista di una rinnovata normalità.
Nella restante percentuale dei casi di schizofrenia la cura d’elezione, anche dopo l’ospedalizzazione, è quella dell’incontro in ambulatorio, privato o pubblico, per intraprendere quella che è considerata la più efficace delle terapie psichiatriche in questi casi, cioè l’approccio cognitivo-comportamentale.

La terapia cognitivo-comportamentale

Terapia cognitivo comportamentaleQuesto approccio psicologico alla schizofrenia si è rivelato molto proficuo nel miglioramento della vita dei pazienti.
Il percorso di recupero comincia delineando un quadro della personalità preesistente all’esordio della malattia. In questo è richiesta la presenza della famiglia, il cui ruolo è fondamentale per accompagnare lo schizofrenico durante la terapia.
Gli stessi familiari vengono istruiti e informati su come comportasi con il proprio congiunto ed essere preparati quando insorgono eventuali crisi deliranti e altri comportamenti fuori dall’ordinario.
Negli incontri, che si svolgono presso ambulatori e contesti molto tranquilli, il paziente viene informato sulla natura del suo problema.
È necessario concordare con lui un percorso da seguire per gli incontri settimanali, richiedendo la sua collaborazione.
Al paziente viene illustrato il modo in cui affrontare e gestire i sintomi più invalidanti della malattia, come le voci, le allucinazioni e i deliri, che imparare a riconoscere e fronteggiare.
L’obiettivo è quello di fornire un grado di consapevolezza sufficiente che possa portare lo schizofrenico a capire il disturbo che lo interessa, senza allarmarlo. Alla terapia cognitivo-comportamentale bisogna associare necessariamente quella farmacologica. Serve a ottenere una maggiore collaborazione da parte del paziente e a facilitare il suo percorso di recupero.
Gli schizofrenici riportano un danno alle principali capacità meta cognitive, cioè di approccio alla riflessione e alla valutazione della realtà che li circonda e in questo devono essere aiutati a recuperarle.
Ogni paziente deve essere a conoscenza dei propri contenuti mentali e riuscire a giudicarne la coerenza o meno. Tra le capacità da recuperare c’è anche quella nel relazionarsi e condividere le opinioni degli altri.
Lo schizofrenico ha purtroppo una vita di relazione fortemente penalizzata o assente, non solo perché tende a isolarsi, ma non ha più i codici per entrare in contatto con la gente, per stabilire un dialogo sensato senza aggredire, imporre, sentenziare, o al contrario, stare in silenzio ignorando l’interlocutore e vivendo in un mondo tutto suo.
Il soggetto, dunque, viene guidato verso il recupero della capacità di valutare altre alternative, sia in caso di deliri che d’idee diverse nell’incontro con l’altro. La consapevolezza della malattia e della sua capacità di stravolgere la quotidianità sono un passo importante verso la parziale guarigione.
Proprio per potenziare le capacità meta cognitive e relazionali si può intraprendere un percorso di training delle abilità sociali.

La somministrazione di farmaci

Trattamento farmacologico per la schizofreniaLo psichiatra può sottoporre lo schizofrenico all’assunzione di alcuni farmaci che possano contrastare le allucinazioni e favorire il successo della terapia cognitivo-comportamentale.
I farmaci psicotici specie nei casi di schizofrenia acuta si rendono necessari sia per calmare il paziente, ma anche a scopi preventivi e contro possibili ricadute. La malattia infatti per essere controllata dallo stesso paziente necessita di un percorso molto lungo e articolato, dove è probabile che non sia possibile abbandonare completamente i farmaci. C’è sempre il rischio della ricomparsa dei sintomi e delle recrudescenze, che farebbero perdere tutti i progressi fatti fino ad allora.
Gli effetti collaterali di questi farmaci sono più leggeri che in passato e questo va a tutto vantaggio della terapia e del paziente.